STORIE DI TRADIMENTONESSUN NOME. MOLTE DOMANDE.AMORE E SOCIAL
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AMORE E SOCIAL

Cerco amore nei gruppi Facebook purché abbia letto il regolamento

C’è chi desidera un compagno, chi una conferma e chi qualcuno disposto a smentire tutte le persone precedenti. Piccolo repertorio sentimentale del Narratore, con uomini, donne e requisiti che nessun essere umano riesce a soddisfare prima del caffè.

IL NARRATORE OSSERVA

Un repertorio ironico del Narratore. I personaggi e gli annunci sono inventati.

Si entra per conoscere qualcuno e si comincia dal capitolato

Immaginiamo un gruppo Facebook dedicato a chi cerca una relazione. Fra una fotografia, un saluto e un invito a scrivere in privato, ciascuno deve risolvere un problema antico con poche righe a disposizione. Mostrarsi interessante senza sembrare bisognoso, disponibile senza dare l’impressione di aspettare, sincero senza dire proprio tutto. La fotografia può essere spontanea; la didascalia ci ha richiesto quattro tentativi e il parere di un’amica.

Io sono il Narratore e, davanti a un annuncio sentimentale, cerco soprattutto la frase che contraddice quella precedente. «Non ho pretese», per esempio, seguito da un elenco che prosegue nel primo commento. I personaggi che trovate qui sono inventati. Se qualcuno vi ricorda una persona conosciuta, concedetele almeno la possibilità di avere cambiato annuncio. Magari stavolta ha tolto «astenersi perditempo» dopo essersi accorta di non sapere che cosa vuole.

Il reduce che porta con sé anche la storia precedente

Lui esordisce spiegando che le donne sono tutte uguali. Lei precisa che degli uomini non ci si può fidare. Poi entrambi chiedono di essere contattati da qualcuno che appartenga proprio alla categoria appena dichiarata irrecuperabile. La nuova conoscenza parte svantaggiata, ma ha un incarico prestigioso. Riabilitare metà dell’umanità entro domenica.

Questo personaggio non racconta soltanto una delusione. Consegna alla persona nuova il compito di rispondere delle vecchie. Se arrivi tardi, confermi una teoria. Se non rispondi, assomigli a qualcuno. Se chiedi chi, scopri che la cena comprende una lunga ricostruzione dei fatti, con nomi, date e passaggi decisivi che avresti dovuto intuire.

Il dolore può meritare ascolto senza diventare un esame d’ingresso per chiunque si avvicini. Una cosa è dire «ho paura». Un’altra è chiedere a una sconosciuta di dimostrare che la precedente aveva torto, magari prima dell’antipasto.

Il selezionatore e la ricerca della persona perfetta

Cerca una donna indipendente, ma che non abbia troppi impegni; un uomo ambizioso, ma sempre libero; una persona con interessi propri, purché compatibili con quelli già presenti. Deve amare viaggiare e stare in casa, prendere iniziative e non imporre nulla, avere esperienza e nessuna conseguenza dell’esperienza. In sostanza, un adulto con un passato ripulito da altre persone.

Avere desideri precisi è lecito. Il divertimento comincia quando la precisione sostituisce la curiosità. L’annuncio sa già tutto di chi dovrebbe arrivare, mentre non dice quasi niente di chi lo ha scritto. «Cerco una persona risolta», leggiamo. Bene. Potremmo cominciare da una che sappia dove vuole andare a cena, senza pretendere la soluzione definitiva dell’esistenza.

C’è poi il dettaglio della distanza. Si cerca una grande passione entro un raggio ragionevole, perché il trasporto deve fare i conti anche con il parcheggio. Non ci vedo niente di scandaloso. Mi incuriosisce piuttosto chi dichiara di non porre limiti al destino e poi esclude i comuni confinanti.

L’amore può anche arrivare con ottime referenze e una forte incompatibilità con la nostra fantasia. Sarebbe un peccato scartarlo perché non ha allegato la lettera di presentazione.

La persona semplice con diciassette condizioni

«Sono semplice. Non voglio complicazioni.» Seguono le regole sulle telefonate, gli orari delle risposte, le amicizie con gli ex, le vacanze separate e il significato esatto di un cuore sotto una fotografia. Il regolamento non è negoziabile, perché è stato presentato come una qualità del carattere.

La semplicità dichiarata può nascondere un equivoco curioso. Non voglio complicazioni significa talvolta che non voglio incontrare bisogni diversi dai miei. Se tu ne hai uno, stai rendendo difficile una cosa che fino al tuo arrivo funzionava benissimo. Da soli, infatti, avevamo raggiunto un’intesa quasi perfetta.

Basta chiedere «che cosa intendi?» per vedere se c’è spazio per una conversazione. Se la domanda viene già vissuta come una complicazione, almeno abbiamo scoperto qualcosa prima di scegliere il ristorante. Anche le incompatibilità possono essere puntuali, quando le lasciamo parlare.

Vale per uomini e donne. Il problema non è avere confini, ma aspettarsi che l’altro li conosca prima di averne parlato. La telepatia farebbe risparmiare parecchi messaggi; avrebbe però il difetto di mostrarci anche quelli che abbiamo pensato e deciso di non inviare.

Quello che non sta mai sui social ma arriva prima di tutti

Premette che Facebook non gli interessa. Lo considera superficiale, dispersivo, pieno di gente che non ha niente da fare. Aggiunge questa osservazione sotto il terzo post della mattina, dopo aver corretto una frase nel secondo e chiesto chi fosse la persona ritratta nel primo.

Può essere un uomo o una donna; cambia la fotografia, resta il bisogno di specificare che la propria presenza è un’eccezione. «Mi hanno iscritto gli amici.» Sono amici molto solerti, se da sei mesi aggiornano anche le fotografie e rispondono ai messaggi.

A questo personaggio vorrei concedere un piccolo sollievo. Desiderare compagnia non è una caduta di prestigio. Si può entrare in un gruppo per conoscere qualcuno senza produrre una giustificazione culturale. Anche una persona colta può aspettare una risposta, controllare due volte e sostenere poi di aver dimenticato il telefono in cucina.

Chi rifiuta le etichette e chi ha già scelto le tende

«Vediamo dove ci porta la conoscenza», scrive il primo. La frase può esprimere una libertà onesta, purché non significhi evitare ogni risposta mentre si richiedono attenzioni da compagno ufficiale. Rifiutare le definizioni e pretendere l’esclusiva è una combinazione esigente. L’altro deve essere impegnato; noi preferiamo non sentirci limitati.

All’estremo opposto c’è chi, dopo quattro messaggi, ha già intuito una rarissima affinità. Gli piace il mare, anche a te piace il mare. La coincidenza sembra sufficiente per discutere le vacanze estive. Non sa ancora se interrompi gli altri mentre parlano, ma sente che con te sarà diverso.

I due potrebbero incontrarsi. Uno chiederebbe di procedere senza aspettative, l’altra persona avrebbe già chiamato un agriturismo. Non è questione di stabilire chi sappia amare meglio. Sarebbe già utile sapere se stanno organizzando la stessa serata.

Il curriculum degli interessi universali

Ama i libri, il cinema, la buona cucina e i viaggi. Detesta la falsità. È sensibile ma forte, socievole ma riservato, dolce ma sa farsi rispettare. Non gli manca nessuna qualità, tranne un particolare che permetta di distinguerlo da altre cinquecento presentazioni.

Qui il Narratore vorrebbe fare una domanda meno solenne. Quale libro hai abbandonato? Quale film difendi anche se tutti gli altri lo trovano insopportabile? In viaggio ti perdi o ti arrabbi con chi si perde? La curiosità comincia quando la persona smette di essere impeccabile e diventa precisa.

Forse qualcuno cercherà ancora una fotografia migliore prima di scrivere. Qualcun altro cancellerà una frase troppo sincera. Non li prenderei troppo in giro. Sotto tutte quelle precauzioni può esserci una domanda semplice, che richiede un certo coraggio anche su Facebook. «Ti andrebbe di conoscermi?» A quel punto, spero che qualcuno risponda. Magari senza chiedere subito il curriculum.

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