STORIE DI TRADIMENTONESSUN NOME. MOLTE DOMANDE.COSTUME E DESIDERIO
← Gli articoli del Narratore

COSTUME E DESIDERIO

Nutella panna e cravatte ovvero i cliché del desiderio

Abbiamo assegnato alla panna un incarico sentimentale, ai capelli una personalità e agli idraulici responsabilità che non compaiono nel preventivo. Il Narratore passa in rassegna le fantasie con cui arrediamo l’amore, prima ancora di sapere chi verrà a trovarci.

IL NARRATORE OSSERVA

Un articolo di costume del Narratore sulle fantasie e sulle aspettative che accompagnano il desiderio.

Il desiderio arriva con la lista della spesa

Per organizzare una serata di passione, a giudicare da certe rappresentazioni, servono panna, cioccolato, fragole e una luce nella quale nessuno potrebbe leggere il menu. L’accordo fra le persone viene dato per acquisito. Sul tovagliolo, invece, si discute. Lo vogliamo rosso, naturalmente: al bianco affidiamo già troppe responsabilità matrimoniali.

Io sono il Narratore e vorrei sapere chi abbia nominato la dispensa responsabile della nostra vita amorosa. Esistono coppie capaci di desiderarsi davanti a una minestra, ma nessuno propone la minestra per una campagna di San Valentino. È un piatto poco collaborativo: non promette trasgressioni e rischia di far pensare che, dopo cena, si possa anche parlare.

I cliché sentimentali hanno questo vantaggio: li riconosciamo prima di averli esaminati. La panna suggerisce un gioco, la cravatta un’autorità, i capelli lunghi una femminilità che dovrebbe spiegarsi da sola. Ci risparmiano qualche domanda. Il conto arriva quando incontriamo una persona che non corrisponde alla didascalia.

La Nutella e la panna hanno già un impegno

La Nutella porta con sé un equivoco interessante. Può evocare la merenda, il conforto domestico, una golosità da concedersi senza cerimonie; poi, al bisogno, le chiediamo di diventare audace. Passa dalla credenza alla fantasia senza avere cambiato ingredienti. Siamo noi ad averle cambiato parte.

La panna, nel nostro piccolo repertorio, arriva già più sicura del proprio ruolo. Basta nominarla perché qualcuno sorrida con l’aria di aver capito moltissimo. Che cosa abbia capito, esattamente, rimane da discutere. Intanto una cosa destinata alla pasticceria deve sostenere il peso della nostra originalità.

Il lato comico emerge quando la preparazione prende il sopravvento sulla serata. Abbiamo previsto l’effetto, l’illuminazione, il momento della sorpresa. L’altra persona, che non ha ricevuto il copione, domanda dove siano i cucchiaini. Potremmo prenderla come una delusione; potremmo anche ridere insieme e cominciare da lì. Una risata condivisa può rivelare un’intesa che la scenografia, da sola, non garantisce.

Non occorre processare il barattolo. Se un gioco piace a entrambi, il suo successo non dipende dal brevetto di originalità. Diventa faticoso quando qualcuno si sente obbligato a trovarlo irresistibile perché così dovrebbe reagire una persona passionale.

Il peperoncino non conosce il nostro appuntamento

Al peperoncino tocca un incarico ancora più ambizioso. La parola «piccante» descrive un piatto e, con una disinvoltura notevole, una conversazione, una fotografia, un rapporto. Basta spostare l’aggettivo e sembra che il condimento abbia acquisito competenze sentimentali.

Rosso, intenso, capace di farsi notare: nell’immaginario il peperoncino è un candidato perfetto per rappresentare il temperamento. Difficile, però, chiedergli di compensare una cena durante la quale una persona parla soltanto di sé. A un certo punto anche il ristorante vorrebbe intervenire.

Il luogo comune finisce per dividere gli amori in dolci e piccanti, quasi che la tenerezza escludesse il desiderio e la passione rendesse superflua la gentilezza. Ma chi ci piace non è tenuto a presentarsi sempre nella stessa versione. Può voler essere abbracciato una sera e fare lo spiritoso quella dopo. Senza dover giustificare il cambio di menu.

I capelli lunghi non hanno firmato nulla

Poi ci sono i capelli. Lunghi sulla donna, perché una parte del nostro immaginario continua a usare la lunghezza come abbreviazione della femminilità. Se lei li taglia, qualcuno domanda che cosa sia successo. Magari ha trovato un buon parrucchiere. La spiegazione delude: ci aspettavamo una rinascita, una separazione, almeno una decisione esistenziale.

Lo stesso capello, su un uomo, può diventare ribellione, sensibilità artistica o aria da musicista. La testa deve ancora parlare e noi le abbiamo già assegnato un genere musicale. Poi scopriamo che il presunto artista ama la puntualità e tiene le ricevute in ordine. Del resto, nessuna ciocca aveva promesso il contrario.

Il particolare può attrarci, certo. Il salto avviene quando gli chiediamo di descrivere il carattere. Una chioma non garantisce dolcezza, un taglio corto non certifica autonomia, una barba non possiede esperienza sentimentale. Se bastasse il salone a renderci interessanti, gli appuntamenti finirebbero tutti con una prenotazione per il mese successivo.

Il povero idraulico voleva soltanto vedere il guasto

L’idraulico delle fantasie arriva quando c’è un problema, sa dove mettere le mani e sembra capace di risolvere qualcosa senza convocare una riunione. Già questa, in certe giornate, è una qualità seducente. Il cliché prende la competenza pratica, le aggiunge una disponibilità immaginaria e si dimentica che il professionista ha altri quattro appuntamenti.

In questa rappresentazione il fascino sta anche nella concretezza. Dopo molte parole, qualcuno individua un difetto e interviene. La fantasia accelera, salta la conoscenza e attribuisce alla persona una sicurezza che abbiamo visto soltanto nel suo mestiere. Saper riparare un rubinetto rimane una dote apprezzabile; per sapere se ascolta, bisogna comunque parlargli.

Il professionista, però, è venuto per il guasto. La parte nella nostra fantasia non era compresa nell’appuntamento. Se poi ci piace, resta una persona da conoscere, non una prestazione inclusa nell’uscita.

La giacca sa stare al mondo ma la persona deve ancora dimostrarlo

All’altro capo del guardaroba compare l’uomo in giacca e cravatta. Il vestito suggerisce ordine, posizione, controllo. Noi completiamo il ritratto con una facilità commovente. Sarà affidabile, deciso, capace di scegliere il vino. Magari sceglie il vino benissimo e delega a noi ogni conversazione difficile.

Lo stesso gioco può riguardare una donna in completo, un camice, una divisa. L’abito offre un indizio e l’immaginazione gli fa scrivere una biografia. La competenza, il prestigio o l’autorità possono attirare; il passaggio successivo richiede di scoprire che cosa faccia quella persona quando non sta esercitando il proprio ruolo.

L’idraulico e l’uomo in cravatta sembrano fantasie opposte, eppure ricevono spesso il medesimo incarico: farci immaginare qualcuno che sappia cosa fare. Uno risolve il guasto, l’altro dovrebbe governare la situazione. Poi arriva una domanda elementare, «tu che cosa desideri?», e il mestiere smette di suggerire la risposta.

Possiamo cambiare la scena mentre la viviamo

In Frammenti di un discorso amoroso, Roland Barthes esplora il linguaggio e le figure dell’innamorato. La lettura mi suggerisce una domanda da portare fra questi luoghi comuni: quanto di ciò che chiamiamo spontaneo arriva già accompagnato da parole e immagini riconoscibili? Possiamo sentirci unici e desiderare una scena che abbiamo visto molte volte.

Non serve diventare originali per decreto. Sarebbe un altro esame da sostenere prima di un bacio. Possiamo amare la panna, le cravatte e i capelli lunghi, purché rimanga spazio per una persona che si comporta in un modo inatteso. Anche chi ci attrae ha il diritto di togliersi la giacca senza perdere il fascino, o di averla indossata soltanto perché aveva freddo.

Io, per prudenza narrativa, terrei a disposizione i cucchiaini. Se la serata cambia direzione, ci sarà comunque un dolce da dividere. E magari qualcuno con cui vale la pena restare a tavola.

Il NarratoreINFEDELI — Parola ai traditori

PER APPROFONDIRE

Riferimento di lettura

  1. Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso — Einaudi ↗
COSTUME E RELAZIONI

Altre storie.
Altre versioni.

Cerco amore nei gruppi Facebook. Purché abbia letto il regolamento. →Tutti gli articoli del Narratore →
LA PAROLA A TE

Hai tradito?
Sei stato tradito?

Vuoi raccontarci la tua storia? La pubblicheremo in forma anonima sulla pagina INFEDELI.

Raccontaci la tua storia

Prima della pubblicazione concorderemo con te il testo e ti chiederemo l’autorizzazione.