AMORE, DESIDERIO E LIBERTÀ
Puoi amare e tradire. Anche più di una volta.
Un’infedeltà non dimostra, da sola, che l’amore sia falso. E aver tradito non obbliga a subire ricatti. Desiderio, accordi e libertà di andarsene nelle parole del Narratore.
Un articolo di opinione con ricerche e fonti istituzionali. Le motivazioni individuali non si deducono da un’etichetta.
«Se mi amassi, non lo faresti.» È una frase comprensibile, soprattutto quando arriva dopo una scoperta che fa male. Contiene però una certezza sulla vita interiore dell’altro che nessuno può possedere. Si può amare una persona e tradirla. Si può desiderare di restare con lei, provare un sentimento intenso e cercare altri incontri. Può accadere anche più volte, anche a chi viene definito un traditore o una traditrice seriale.
Non significa che ogni «ti amo» sia sincero, né che l’intensità dichiarata renda buona una relazione. Significa che amare, desiderare, rispettare un accordo e saper trattare una persona sono cose da distinguere. Io, prima di dichiarare inesistente un sentimento, vorrei capire che cosa quella persona chiama amore e che cosa fa quando il suo desiderio entra in conflitto con le promesse.
C’è poi un altro punto che merita di essere detto senza esitazioni. Avere tradito non obbliga a sopportare umiliazioni, minacce o controllo. Si può avere ferito qualcuno e subire, a propria volta, un abuso. Non occorre una vita irreprensibile per avere diritto alla sicurezza e alla libertà.
L’infedeltà non ha una sola spiegazione
Uno studio di Dylan Selterman, Justin Garcia e Irene Tsapelas, pubblicato nel 2019 sul Journal of Sex Research, ha esaminato le risposte di 495 persone, in gran parte giovani adulte. Tra le motivazioni distingue mancanza d’amore, rabbia e trascuratezza, ma anche desiderio sessuale, ricerca di varietà, autostima, scarso impegno e fattori legati alla situazione. Non tutte le infedeltà, dunque, vengono raccontate come una conseguenza della fine dell’amore. Sono dichiarazioni dei partecipanti, non una verifica indipendente delle loro intenzioni. [1]
Nel 2023 Selterman, Samantha Joel e Victoria Dale hanno studiato utenti di Ashley Madison, un sito rivolto a chi cerca incontri extraconiugali. Nelle analisi riportate, la qualità della relazione principale, valutata attraverso amore, soddisfazione, conflitto, soddisfazione sessuale e intimità, non prediceva in modo statisticamente significativo l’avere una relazione extraconiugale. Il risultato mette in discussione l’equazione automatica fra tradimento e assenza d’amore, senza stabilire che cosa causi ogni infedeltà. [2]
Il limite conta quanto il risultato. Si tratta di persone che avevano scelto quel sito e risposto ai questionari, in prevalenza uomini; non rappresentano tutti gli infedeli. La ricerca non certifica che amino «follemente», non misura l’esperienza dei loro partner e non dimostra che il tradimento sia innocuo. Offre ragioni per fare domande più precise, non per promettere a chi soffre che sotto le bugie ci sia sempre un grande amore. [2]
Il corpo, il passato, la visione del mondo
Cercare un altro incontro può riguardare ciò che una persona desidera per sé, senza essere un giudizio sul valore di chi le sta accanto. Nel lavoro del 2019, la disponibilità a vivere rapporti sessuali senza un forte legame affettivo era associata alla motivazione della varietà sessuale; anche le convinzioni sulle relazioni e l’insicurezza nell’attaccamento risultavano associate a motivazioni differenti. Sono associazioni, non destini individuali. [1]
È qui che la parola «chimica» va usata con precisione. Può descrivere, nel linguaggio comune, un’attrazione che si avverte con forza. Gli studi citati non dimostrano però che una particolare chimica del corpo imponga a qualcuno di tradire. Desiderare non equivale a decidere di mentire, e fra un impulso e una relazione clandestina ci sono comportamenti dei quali parlare.
Anche il passato merita domande, non spiegazioni confezionate. Che cosa hai imparato sul sesso? Quanto conta essere desiderato? Nelle relazioni precedenti cercavi le stesse cose? Che cosa significa, per te, essere fedele? Non serve inventare un trauma per rendere interessante una risposta. A volte una persona considera il sesso e l’esclusività in un modo diverso dal partner e continua a promettere una vita che non vuole condurre.
Si può discutere quella visione senza dichiararla una malattia. E si può riconoscere un desiderio senza accettare l’inganno che lo accompagna. Una concezione personale dell’amore diventa un accordo di coppia soltanto quando anche l’altra persona può conoscerla e scegliere.
«Seriale» non è il nome di un sentimento
La parola «seriale» ci dice che un comportamento si ripete. Da sola non racconta se quella persona provi amore, quanto sia capace di ascoltare, che cosa cerchi negli incontri o perché continui a nasconderli. Non basta neppure per attribuirle una diagnosi.
Chi dice «amo mia moglie» può descrivere un sentimento reale e, nello stesso tempo, raccontarsi una versione comoda di ciò che le sta facendo. Chi dice «amo mio marito» può desiderare altri uomini senza voler sostituire il marito con nessuno di loro. Queste possibilità non diventano impossibili perché ci irritano; restano da confrontare con la storia concreta, comprese le scelte che la persona amata non ha potuto fare.
L’intensità non risolve tutto. «Ti amo moltissimo» può essere vero, mentre rimane vero anche «questa relazione non mi fa bene». Nessuno deve dimostrare che l’amore dell’altro sia falso per decidere di andarsene. E nessuno dovrebbe dover dichiarare di non avere mai amato soltanto per rendere più semplice il giudizio degli altri.
Accettare, fingere di accettare, cambiare idea
Può esserci chi dichiara di accettare una relazione non esclusiva e poi cerca di imporre l’esclusività attraverso pressioni e punizioni. Ma può esserci anche chi credeva di riuscirci e scopre di soffrire, oppure chi aveva detto sì per paura di essere lasciato. Dall’esito non possiamo dedurre che all’inizio ci fosse un piano per intrappolare qualcuno.
Perdonare un tradimento, inoltre, non equivale ad autorizzare tutti quelli successivi. Restare dopo una scoperta non significa avere concordato una relazione aperta. E conoscere le infedeltà passate di una persona non significa averle concesso di tradire anche noi.
«Lo sapevi» non chiude la discussione. Si può cambiare idea su ciò che si è disposti a vivere e dire «questo rapporto non lo voglio più». Chi desidera l’esclusività può porla come condizione per restare; chi non la vuole può rifiutare. L’incompatibilità fa male, ma non dà a nessuno il potere di impedire all’altro di uscire dalla relazione.
La distinzione è concreta. «Non riesco a continuare così» comunica un limite. Minacciare ritorsioni per costringere qualcuno a restare significa intervenire sulla sua libertà. Una conversazione difficile non diventa un ricatto solo perché mette davanti a una scelta sgradita.
Il tradimento non autorizza il ricatto
Immaginiamo una relazione nella quale ogni tentativo di separarsi provoca minacce, isolamento dagli amici o umiliazioni ripetute, sempre giustificate con «dopo quello che mi hai fatto». L’infedeltà precedente non rende accettabili questi comportamenti. Un errore non consegna la propria vita all’autorità del partner.
Piangere, chiedere spiegazioni o aver bisogno di tempo, invece, non dimostra un abuso. Il dolore può durare più di quanto chi ha tradito sia disposto ad ascoltarlo. Per riconoscere il controllo occorre guardare ai comportamenti nel loro contesto, alla ripetizione, alla paura e alle limitazioni imposte, non scegliere chi sia la vittima in base a chi piange di più. La guida dell’Home Office sul controllo coercitivo insiste sull’importanza di considerare la dinamica complessiva. [3]
Si può essere responsabili di un inganno e vittime di coercizione. Le due cose possono coesistere, senza cancellarsi e senza assegnare a entrambi la stessa responsabilità per ogni episodio. Chi mente risponde delle proprie menzogne. Chi minaccia risponde delle proprie minacce. Essere stati traditi non autorizza a infliggere una punizione senza fine.
«Se te ne vai, mi faccio del male»
Le minacce di suicidio possono essere usate per impedire a un partner di andarsene. Le include fra le modalità di controllo la guida dell’Home Office del 2023, riferita a Inghilterra e Galles. Qui la richiamo per descrivere il comportamento, non per formulare una valutazione giuridica italiana. [3]
Da questo non segue che il pericolo sia finto. La funzione coercitiva di una minaccia e un rischio reale possono coesistere. Il National Institute of Mental Health raccomanda di prendere sul serio ogni comunicazione suicidaria. Un gesto non diventa una messinscena perché si ripete, avviene durante una lite o non ha avuto un esito mortale. [4]
La risposta è coinvolgere un aiuto competente, non scommettere sulla sincerità della minaccia. Se il pericolo è immediato, occorre contattare i soccorsi; negli altri casi serve comunque una valutazione tempestiva da parte di un professionista. Chi riceve la minaccia non deve gestire tutto da solo né mettere a rischio la propria sicurezza. Prendere sul serio la persona non equivale ad accettare che la prosecuzione della relazione diventi la condizione per tenerla in vita. [4]
L’amore non elimina la libertà dell’altro
Io non chiederei soltanto «lo ami?». Chiederei quali accordi puoi mantenere, quali desideri non vuoi nascondere e quali conseguenze sei disposto ad affrontare quando l’altra persona dice che quella vita non la vuole. Lo chiederei a un uomo e a una donna, a chi tradisce e a chi pretende di trattenere qualcuno attraverso la paura.
Si può amare e tradire, anche più volte. Si può amare ed essere incompatibili. Si può avere fatto del male e avere bisogno di protezione. Ascoltare queste possibilità non obbliga a perdonare né a restare. Obbliga, semmai, a smettere di credere che la prima colpa spieghi tutto quello che avviene dopo.
A chi dice «ti amo, quindi devi accettarmi» chiederei di lasciare all’altro una risposta libera. A chi dice «mi hai tradito, quindi non puoi lasciarmi» ricorderei che una relazione richiede ancora due persone disposte a viverla. Anche dopo le promesse. Anche dopo il dolore.
Il NarratoreINFEDELI — Parola ai traditori
PER APPROFONDIRE
Fonti e riferimenti
- Selterman, Garcia e Tsapelas (2019) — Motivations for Extradyadic Infidelity Revisited ↗
Journal of Sex Research, 56(3), 273–286. Questionario su 495 persone, in prevalenza giovani adulte. Motivazioni auto-riferite e associazioni, non spiegazioni causali del singolo caso. DOI 10.1080/00224499.2017.1393494.
- Selterman, Joel e Dale (2023) — No Remorse ↗
Archives of Sexual Behavior, 52, 2561–2573. Studio su utenti Ashley Madison; campione selezionato e prevalentemente maschile, non rappresentativo di tutti gli infedeli. Non comprende la prospettiva dei partner. DOI 10.1007/s10508-023-02573-y.
- Home Office (2023) — Controlling or coercive behaviour: statutory guidance framework ↗
Guida ufficiale per Inghilterra e Galles, consultata per la descrizione delle dinamiche di controllo e delle minacce di suicidio usate per impedire una separazione. Non è un riferimento alla normativa italiana né una stima di quanto accada dopo un tradimento.
- National Institute of Mental Health — Frequently Asked Questions About Suicide ↗
Indicazioni sanitarie sulla necessità di prendere sul serio le comunicazioni suicidarie e coinvolgere un aiuto qualificato. Non consente di stabilire intenzione o rischio di una persona a distanza.