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INTERVISTA IMMAGINARIA / 03

Gabriele vuole lasciare Clara, ma teme il prezzo

«Clara, mia moglie, mi rovinerà la vita in tutti i sensi, soprattutto economicamente»

Gabriele ha 51 anni, è sposato da quasi vent’anni con Clara, 46, e ha due figli di 17 e 13 anni. Dopo qualche scappatella si è innamorato di Marta, una collega di 45 anni. Vuole lasciare la moglie, ma teme le conseguenze economiche e non sa quanto rancore porterebbe nella nuova relazione.

UNA STORIA DI FINZIONE

Gabriele, Clara, Marta e i figli sono personaggi immaginari. Le risposte sono una costruzione narrativa. I giudizi sulla moglie appartengono al punto di vista di Gabriele.

Gabriele parla di Clara con parole che non cercano di piacere. Hanno quasi vent’anni di matrimonio, un figlio di diciassette anni e una figlia di tredici. Lui ne ha cinquantuno, lei quarantasei. Adesso c’è Marta, quarantacinque anni, una collega per la quale dice di aver perso la testa. Non è la prima infedeltà, ma questa volta vuole andarsene.

Della moglie ascolteremo una versione sola, la sua. Gabriele la descrive egocentrica, petulante, cattiva, vendicativa. Gli chiedo episodi, perché quattro aggettivi possono dire molto della rabbia di chi parla e ancora poco della persona della quale sta parlando.

«Non la voglio più»

Che cosa vuole fare, oggi?

«Lasciare Clara. Non venire qui a spiegare che dobbiamo ritrovarci o recuperare qualcosa. Non la voglio più. Mi fa ribrezzo. È una frase orrenda, lo so, ma è quello che provo quando penso di dover continuare a vivere così. Poi incontro Marta e mi ricordo che posso ancora avere voglia di stare con qualcuno.»

Quando ha cominciato a parlare di sua moglie in questi termini?

«Non ieri. Si accumulano discussioni, richieste, giornate nelle quali qualsiasi cosa faccio è insufficiente. A un certo punto non hai più voglia di raccontare niente, perché sai già dove finirà il discorso. Marta non ha inventato questa situazione. C’era prima di lei, anche se adesso sembra che tutto debba essere spiegato con la mia amante.»

Dice “petulante ed egocentrica”. Mi fa un esempio, senza gli aggettivi?

«Se torno stanco, non posso essere stanco: lei ha sempre avuto una giornata peggiore. Se dico che una spesa mi preoccupa, divento quello che vuole rinfacciarle i soldi. Non riesco a finire una frase su quello che mi succede senza ritrovarmi a dover giustificare qualcosa. E alla fine lascio perdere, che per lei significa darle ragione.»

Prima di Marta ci sono state altre infedeltà. Che cosa cercava allora?

«Qualche scappatella. Desiderio, leggerezza, qualcuno che fosse contento di vedermi. Non pensavo di lasciare mia moglie per quelle storie. Lo so che messa così sembra la solita giustificazione, ma non sto dicendo che mi ci abbia mandato Clara. Ci sono andato io. Con Marta, però, non voglio soltanto qualche ora fuori casa.»

Gabriele vuole che la differenza sia chiara. Le scappatelle dovevano finire prima del ritorno a casa; Marta dovrebbe esserci anche dopo. È su quel dopo che la conversazione, fin qui piena di frasi nette, comincia a complicarsi.

La casa, vista da lui

Fra le sue accuse c’è quella di non contribuire economicamente.

«Perché è così: i soldi li porto io. Lei può dormire fino a mezzogiorno, io devo alzarmi e andare a lavorare. E guai a dire qualcosa, perché allora sono quello che misura tutto con il denaro. Clara ha quarantasei anni, potrebbe andare a lavorare. Non capisco perché debba essere un’offesa anche soltanto parlarne.»

Quando lei è al lavoro, quanto conosce delle giornate di Clara e di ciò che fa per la famiglia?

«Non sto lì a cronometrarla. So che una casa e due figli richiedono lavoro, non sto dicendo che il pranzo compaia da solo. Ma non mi chieda l’elenco di quello che fa: non lo conosco tutto. Ecco, l’ho detto. Questo però non cancella la mia stanchezza, né significa che io debba poter chiedere sempre meno.»

Le ha chiesto che cosa pensa della possibilità di cercare un lavoro?

«Gliel’ho detto. Poi finiamo a parlare del tono che ho usato e non se ne esce. Sarò stato brusco, non lo nego. Ma non posso passare la vita a preparare il modo perfetto di fare una domanda. Vorrei sentirle dire che anche i soldi sono un problema nostro, non una cosa che devo risolvere da solo.»

Che cosa sa, oggi, della relazione con Marta?

«Sospetta. Una volta ha quasi visto una chat: sono riuscito a chiuderla, ma da allora le domande sono aumentate. Dov’ero, perché avevo il telefono in mano, con chi stavo scrivendo. Non le ho parlato di Marta. So che raccontato così sembra ovvio che sospetti. Ma vivere sotto esame mi fa impazzire.»

Lei sostiene che Clara metta i figli a controllarla. Che cosa glielo fa pensare?

«Mi chiedono dove vado, quando torno. A volte fanno una domanda che mi sembra identica a una sua. Sono convinto che ci sia lei dietro. No, non l’ho sentita dargli istruzioni, se è questo che vuole sapere. Potrebbero essere preoccupati anche per conto loro. Però io Clara la conosco, e penso che potrebbe farlo.»

Il sospetto rimane un sospetto, anche quando chi lo racconta è convinto. I ragazzi possono avere domande proprie. In questa conversazione non possiamo attribuire a Clara le loro parole, né a loro un incarico che Gabriele non ha visto assegnare.

Parlare di Marta

Chi è Marta, senza cominciare da quello che Clara non è?

«È una donna che mi piace ascoltare. Ha idee sue, anche su cose sulle quali io darei tutto per scontato. Sa essere ironica, sa contraddirmi. È una collega, ci siamo conosciuti anche lavorando, non soltanto raccontandoci quanto eravamo infelici. Mi interessa quello che vuole fare, quello che la entusiasma, non solo quello che prova per me.»

Che cosa vi piace fare quando il suo matrimonio non entra nel discorso?

«Mangiare insieme, parlare di quello che abbiamo letto o visto, prenderci in giro. Mi piace quando si mette a raccontare una cosa e si dimentica di guardare l’ora. Vorrei poter avere anche una serata noiosa con lei, senza dover tornare da un’altra parte. E mi manca quando non ci vediamo. Non è soltanto un posto dove sfogarmi.»

Marta sa che vuole lasciare sua moglie?

«Sì. Sa che sono sposato, sa dei figli, sa che voglio separarmi. Ma non posso pretendere che una frase basti per sempre. Anche lei ha una vita, non è lì in attesa che io risolva ogni problema. Quando me lo fa capire mi irrito, poi penso che al suo posto mi irriterei molto più di lei.»

Quanto spazio occupa Clara nelle vostre conversazioni?

«Troppo, certe volte. Arrivo arrabbiato e comincio. Marta mi ascolta, ma non sempre ha voglia di sentire le stesse cose. E ha ragione, sì. Poi però se non le dico niente penso che non capirà perché sono nervoso. Non voglio continuare a parlare di mia moglie proprio quando finalmente sono con lei.»

Il prezzo che teme

Che cosa intende quando dice che Clara sarà vendicativa?

«Clara, mia moglie, mi rovinerà la vita in tutti i sensi, soprattutto economicamente. La vedo già pronta a farmela pagare. Non accetterà di sentirsi lasciata, e ancora meno per un’altra donna. So quanto sa essere cattiva quando si sente contrariata. Ho paura che il suo obiettivo diventi impedirmi di vivere anche dopo.»

Sta descrivendo qualcosa che è già successo o quello che teme succederà?

«Quello che temo. Non ci siamo ancora separati, quindi non posso raccontarle il risultato. Ma non sono preoccupazioni inventate per stare fermo. So quanto guadagno, so che ci sono i figli e che le spese non spariranno. Non so come saranno divise. È proprio questo che mi toglie il sonno: non sapere che vita riuscirei a sostenere.»

Teme di dover dipendere da Marta?

«Sì. Con il mio stipendio temo di non riuscire a farcela e di gravare su di lei. Non voglio arrivare da Marta e trasformare ogni cosa in un problema di soldi. Non so nemmeno se vivremo subito insieme, ma mi immagino già a dover dire di no a tutto. Non voglio che stare con me le costi una rinuncia continua.»

Se era così infelice, perché non se n’è andato prima?

«Perché i miei bambini erano piccoli.»

Che cosa aveva paura di perdere?

«La quotidianità. Esserci quando si svegliavano, sapere com’era andata la giornata senza dover chiamare per chiederlo. Mi terrorizzava pensare di non abitare più con loro. Poi passano gli anni e continui a dirti che non è il momento. Adesso hanno diciassette e tredici anni: non significa che non abbiano bisogno di me. Ma io non voglio continuare così.»

Che cosa verrebbe con lui

Come immagina il rapporto con i suoi figli dopo la separazione?

«Non li perderò. Sono mio figlio e mia figlia, sanno che padre sono. Saranno arrabbiati, mi faranno domande, magari non vorranno sentire le mie ragioni. Ma io ci sarò. Non sto pensando di andarmene e lasciargli tutta la vita sulle spalle. Voglio restare loro padre ogni giorno, anche se non sarò più il marito di Clara.»

Ne avete già parlato?

«No. Non gli ho detto che voglio separarmi. Non so da dove cominciare. Non voglio raccontargli tutto quello che penso della madre, anche se adesso sono pieno di rabbia. Ma ho paura che sentano soltanto la sua versione. E allora mi viene voglia di spiegare, di difendermi. Non so ancora come farò.»

Il suo «non li perderò» è una speranza pronunciata con il tono della certezza. I figli non hanno ancora risposto a una conversazione che non è avvenuta. Gabriele desidera restare nella loro quotidianità; la forma che prenderà quel rapporto resta da costruire.

Con tutto questo rancore, riuscirà ad amare Marta, respirare e vivere con lei?

«È quello che voglio. Ma mi sta chiedendo se amo Marta o se voglio scappare da Clara? Io amo Marta. E voglio anche andarmene da una casa nella quale non sto più bene. Le due cose ci sono tutte e due. La rabbia non so quanto durerà. Spero meno di così, perché sono stanco anche di sentirmi parlare.»

Che cosa manca, allora, fra quello che vuole e quello che farà?

«Manca affrontare Clara senza ricominciare l’ennesima discussione. Io vorrei dirle che è finita, ma so già che tireremo fuori vent’anni di cose. E poi i soldi, la casa, i ragazzi. Mi viene da dire: prima devo capire tutto. Però non posso aspettare di avere una risposta per ogni problema. Lo dico adesso. Poi vediamo quando sarò davanti a lei.»

Gabriele vorrebbe uscire da questa conversazione con meno ostacoli. Gli restano quelli che aveva entrando, insieme a una domanda su Marta che non si risolve elencando i difetti di Clara. Dei quasi vent’anni trascorsi sa raccontare soprattutto ciò che non sopporta più. La vita che vorrebbe cominciare, invece, deve ancora trovare parole sue.

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