INTERVISTA IMMAGINARIA / 02
Anna ha detto sì a entrambi
«Io li amo davvero entrambi. Chi dice che non si possano amare sinceramente due persone nello stesso momento?»
Anna, 37 anni, convive con un uomo e ha ripreso la relazione con l’ex con cui è stata insieme per sei anni. Nessuno dei due sa dell’altro. Entrambi le hanno chiesto di sposarli, entrambi hanno ricevuto un sì. Ora Anna rimanda, sta male e cerca di capire perché continua a costruire relazioni parallele.
Anna e i due uomini di questa intervista sono personaggi immaginari. Le risposte sono una costruzione narrativa, non la trascrizione di una testimonianza reale.
Anna ha trentasette anni e due proposte di matrimonio alle quali ha risposto sì. Con un uomo convive; l’altro è l’ex con cui ha avuto una storia di sei anni. Entrambi si considerano il suo unico compagno. La parola «amante», in questa vicenda, non la usa nessuno dei due: per usarla bisognerebbe conoscere l’esistenza dell’altro.
Anna dice di amarli entrambi. Lo ripete anche quando il discorso si fa scomodo, senza offrirmi la distinzione rassicurante fra il grande amore e l’errore di passaggio. Non cerca un’assoluzione, dice. Vorrebbe capire perché si ritrova ancora qui. Cominciamo dalla casa in cui vive.
La casa in cui vive
Che cosa l’ha spinta a raccontare questa storia proprio adesso?
«Non riesco più a pensarci senza stare male. Prima riuscivo a rimandare anche il pensiero, adesso ogni discorso sul futuro mi mette in difficoltà. Loro fanno progetti con me e io partecipo. Poi resto sola e mi domando che cosa sto facendo. È terribile sentirmi sincera mentre parlo e sapere quanto sto nascondendo.»
Che cosa ama dell’uomo con cui convive?
«Il suo modo di interessarsi alle cose, la voglia che ha di condividerle con me. Mi piace vederlo, toccarlo, cercarlo quando siamo fuori insieme. La convivenza l’ho desiderata. Non sono andata a vivere con lui per sistemarmi o per dimenticare qualcuno. So che renderebbe tutto più facile da spiegare, ma non sarebbe vero.»
E intanto ha ripreso la relazione con il suo ex?
«Sì. Siamo stati insieme sei anni e l’ho amato tanto. Lo amo ancora. Ora viviamo lontani, ma per lavoro vado spesso nella sua città. Quando abbiamo ricominciato a frequentarci non gli ho detto che avevo un compagno con cui convivevo. Ho lasciato che credesse di ritrovarmi libera.»
Quindi nessuno dei due pensa di avere una relazione clandestina?
«Nessuno. Il mio compagno sa che ho un ex, non che lo vedo e sto con lui. Il mio ex crede che siamo tornati insieme, soltanto a distanza. Tutti e due pensano che fra noi ci sia esclusività. Non hanno frainteso qualcosa: sono io che gli faccio credere questo.»
È una precisazione che Anna non lascia a me. Di solito, nei racconti sentimentali, «non ci eravamo capiti» arriva a ripulire parecchie frasi. Qui non avrebbe molto lavoro da fare: i due uomini hanno capito esattamente quello che lei ha detto.
Sei anni non diventano una parentesi
Se lo amava, perché la vostra storia era finita?
«Perché amarsi non ci aveva impedito di stare male insieme. C’erano cose sulle quali non riuscivamo a incontrarci. Quando è finita, ho pensato che fosse necessario. Adesso temo di raccontarmi soltanto la parte bella, ma sarebbe falso anche dire che quei sei anni siano stati tutti un errore.»
Che cosa ha ritrovato quando vi siete rivisti?
«Una familiarità che mi ha emozionata. Il piacere di parlare senza spiegare tutto dall’inizio, ma anche la curiosità di vedere che cosa fosse cambiato. Mi interessava ascoltarlo, sapere come stava. Poi c’era il desiderio, fortissimo. Non era soltanto nostalgia: volevo lui, la persona che avevo davanti.»
Quell’intensità sessuale esisteva già durante i vostri sei anni?
«Sempre. Bastava una vicinanza, il modo in cui mi guardava, e sentivo il corpo rispondere. Con lui riesco a esprimere il desiderio senza controllare ogni gesto. Succedeva anche quando avevamo problemi. Adesso è tornata quella libertà, quella voglia di restare abbracciati e di cercarci ancora. Mi sconvolge che sia così viva.»
Quanto conta il fatto che possiate vedervi soltanto quando lei va nella sua città?
«Conta, certo. Ci aspettiamo, sappiamo che il tempo insieme finirà. Non posso fingere che sia uguale a convivere. Però io con lui ho avuto sei anni di vita, non soltanto incontri rubati. Mi fa rabbia pensare che si possa ridurre tutto al sesso. So quanto c’è stato, e quanto c’è ancora.»
Due sì, nessuna data
Entrambi le hanno chiesto di sposarli. Che cosa intendeva promettere, rispondendo sì?
«In quel momento immaginavo di sposare l’uomo che me lo chiedeva. Non ho pensato di rispondere sì per farlo contento e liberarmi della domanda. Ero felice. Poi è arrivato il resto: l’altro uomo, l’altra relazione, tutto quello che quella risposta avrebbe comportato. Non so spiegare questa distanza fra ciò che provo e ciò che faccio.»
C’erano due futuri diversi, nella sua immaginazione?
«C’erano due persone diverse. Con il mio compagno vorrei continuare la vita che abbiamo iniziato. Con il mio ex vorrei anche vivere ciò che non siamo riusciti a vivere prima. Ma con entrambi immaginavo cose normali, stare insieme, conoscerci ancora. Non una vita rispettabile da una parte e un’avventura dall’altra.»
Le due risposte positive hanno avuto spettatori diversi. Anna è l’unica ad averle ascoltate entrambe, e adesso è anche l’unica a sapere perché parlare di una data le costi tanta fatica.
Come fa a rimandare senza far nascere domande?
«Le domande nascono. Dico che non voglio correre, che dobbiamo pensarci bene, che non serve decidere subito. Se insistono mi irrigidisco, dico che mi stanno mettendo fretta. E in quel momento lo penso davvero. Dopo mi dico: ma gli hai risposto sì, che cosa ti aspettavi? Poi la volta dopo succede ancora.»
Quando torna dal suo ex e ritrova il suo compagno, che cosa succede?
«Sono contenta di vederlo. È una cosa che faccio fatica a dire, perché sembra peggiorare tutto. Non torno pensando che vorrei essere altrove. Lo abbraccio e sono felice che ci sia. Poi mi chiede del viaggio e dentro quella stessa felicità comincio a scegliere che cosa raccontare e che cosa togliere.»
«Io li amo davvero entrambi»
Non le viene mai il dubbio di chiamare amore due cose che ancora non comprende?
«Il dubbio mi viene su tante cose. Su questo faccio resistenza. Io li amo davvero entrambi. Chi dice che non si possano amare sinceramente due persone nello stesso momento? Non voglio usarlo per farmi dare ragione. Vorrei però poterlo dire senza sentirmi rispondere che allora non amo nessuno dei due.»
Loro hanno avuto la possibilità di scegliere una relazione a queste condizioni?
«No. Non sanno niente. Ma non so nemmeno se riuscirebbero ad ascoltarmi: direbbero che li ho presi in giro, e tutto quello che c’è stato fra noi diventerebbe falso. Per me non è falso. Lo so che questo non risponde alla domanda. Mi sembra che appena provo a spiegarmi peggiori tutto.»
Che cosa teme di perdere, oltre a loro?
«Il modo in cui mi guardano. Il fatto di essere una persona di cui si fidano. Mi vergogno a dirlo, perché quella fiducia la sto tradendo. Però temo anche il dolore che provocherei. A volte non riesco a distinguere quanto sto cercando di risparmiare a loro e quanto sto cercando di risparmiare a me.»
C’è qualcuno con cui riesce a parlare senza omettere una metà della sua vita?
«Faccio fatica. Raccontare un pezzo è facile: si può parlare di un ex che torna, di una relazione nuova, perfino di un tradimento. Mettere insieme tutto è diverso. Ho paura che nessuno mi creda quando dico che li amo. Mi direbbero di scegliere e io questo lo so già. È il farlo che non mi riesce.»
Quello che si ripete
Dice che creare relazioni parallele le è già successo. Che cosa riconosce?
«Il rinvio. All’inizio penso che capirò presto, che sia una situazione provvisoria. Poi ogni volta trovo un motivo per aspettare. Intanto la relazione cresce, l’altra continua, e quello che non ho detto diventa sempre più difficile da dire. Mi ero convinta che non mi sarebbe successo ancora. Evidentemente convincermi non è bastato.»
Le due proposte di matrimonio non l’hanno fermata?
«Avrebbero dovuto, vero? Invece ero felice. Mi sentivo amata dall’uomo che amavo. Lo ripeto e mi rendo conto di quanto sia assurdo, visto che c’erano due uomini. Ma non erano sì finti. Forse volevo che fosse possibile. Non lo so: adesso le sto dando una spiegazione, allora ho detto sì e basta.»
Ha mai immaginato di non restare con nessuno dei due?
«Sì, quando sono esausta penso che dovrei stare sola. Poi incontro uno dei due e non voglio perderlo. Mi sembra una crudeltà lasciare una persona che amo, anche se capisco che quello che sto facendo non sia meno doloroso. Ecco, vede? Riesco a trovare un motivo per dire che ogni possibilità è sbagliata.»
Anna non mi chiede quale uomo dovrebbe scegliere. Sarebbe una domanda alla quale, da questa conversazione, nessuno potrebbe rispondere. Dei due uomini conosciamo soltanto ciò che lei racconta. Anche questa intervista ha un solo punto di vista.
Le capita di desiderare che la verità venga fuori da sola?
«A volte sì. Poi mi vergogno anche di questo. Sarebbe terribile per loro scoprirlo in un messaggio o in una telefonata. Eppure ho pensato che almeno finirebbe l’attesa. Poi basta che mi squilli il telefono nel momento sbagliato e mi spavento. Voglio che succeda qualcosa e subito dopo spero che non succeda.»
Se potesse dire adesso una frase intera, senza correggerla per chi ascolta, quale sarebbe?
«Vi amo entrambi. Non vi ho detto la verità e non so che cosa succederà quando la saprete. Vorrei chiedergli di credermi almeno sull’amore, ma forse non vorranno sentirne parlare. Qui riesco a dirlo. Davanti a uno dei due credo che comincerei chiedendo di non lasciarmi. E sarei di nuovo ferma lì.»
Non le domando quale dei due chiamerà per primo. Anna non ha detto che lo farà, e una buona frase alla fine di un’intervista non è ancora una conversazione avvenuta. Ci salutiamo qui, con due sì già pronunciati e le risposte dei due uomini che nessuno, neppure Anna, conosce.
Il NarratoreINFEDELI — Parola ai traditori